Un paio di sere fa ero fuori a cena con ex-colleghi di Future e Sprea Editori (in una di quelle robe nostalgiche, dove i vecchi fautori di TGM e GMC ricordano amori e guerre, condividendo birre e libagioni), quando si è cominciato a parlare di Red Dead Redemption 2. Un po’ tutti hanno sottolineato come il titolo di Rockstar sia certamente un capolavoro sotto molti aspetti, in particolare dal punto di vista narrativo e nella capacità di costruire un legame empatico tra il giocatore e quel simpatico figlio di buona donna che risponde al nome di Arthur Morgan. Tuttavia – a una certa – un ex-collega ha gettato sul tavolo una bombetta urticante, poco prima che lo facessi io: Red Dead Redemption 2 è un simpatico ditino nel sedere quando si guarda all’interfaccia e ad alcune discutibili scelte di design.

Parliamo, per l’appunto, di UI e di come la mappatura dei tasti faccia di tutto per mettere i bastoni tra le ruote al giocatore, specie perché l’utilizzo reiterato di L2/LT per compiere molte azioni porta – talvolta – a sparare anche quando non si vorrebbe, con tutto ciò che ne consegue in impatto sul mondo di gioco, tra gente che ci insegue per farci la pelle (quando avremmo preferito mantenere un profilo basso) e inevitabili taglie da pagare per cavarci dai pasticci e tornare a una situazione di tranquillità. Uscire da una missione iniziata non sempre è facile, e a volte si attivano modifiche permanenti che restano attive fino al completamento. L’ex-collega, ad esempio, raccontava di come a una certa dovesse consegnare una pelle per chiudere una quest, ma che lungo la strada volesse attendere la notte per sfruttare il fatto di essere in una zona dove attendere lo spawn notturno di un animale; ebbene, lo scorrere del tempo si era “freezato”, perché Rockstar aveva deciso che la conclusione della quest in corso dovesse avvenire al tramonto (per motivi che immagino legati alla “fotografia” del momento). Molte quest di Red Dead Redemption 2 è come se fossero istanziate, il che è assai strano se consideriamo il fatto che stiamo parlando di un open world uscito nel 2018. Di esempi come questo ce ne sarebbero a bizzeffe, ma proseguire nell’elencazione sarebbe un esercizio futile, ché tanto avete già capito il quadro.

red dead redemption 2 editoriale

Guardando all’insieme, l’impressione è che Rockstar sia partita dalle fondamenta di Grand Theft Auto V, abbia impostato una gabbia di design basandosi su quella fortunata esperienza e abbia proseguito imperterrita per la sua strada, come un cavallo coi paraocchi che non si accorge di ciò che gli sta accadendo intorno. Il problema è che, nel frattempo, il mondo degli open world ha fatto passi importanti, e alcuni paradigmi sono stati rivoltati come un calzino. Gli inciampi di Red Dead Redemption 2 sarebbero passati inosservati (o comunque accettati come “normali”) se il gioco fosse uscito nel 2013, assieme al già citato GTA V: tuttavia, siamo nel 2018 inoltrato, e alcune decisioni non possono non far prudere il naso, almeno un pochetto.

Red Dead Redemption 2 è un simpatico ditino nel sedere quando si guarda all’interfaccia e ad alcune discutibili scelte di design

L’estremizzazione delle narrazione, cui tutto il resto deve essere funzionale, è una scelta assolutamente legittima, e qui nessuno mette in dubbio i tantissimi pregi di Red Dead Redemption 2, che è e resta uno degli esempi più fulgidi di come si possa coinvolgere un giocatore all’interno di un mondo vasto e ben strutturato. Però è altrettanto innegabile che – almeno per quanto mi riguarda (e per quanto riguarda anche l’esperienza maturata dall’ex-collega di cui sopra) – in una valutazione onesta dell’esperienza complessiva remino contro sia lo stimolare pervicacemente e all’estremo la sospensione dell’incredulità del giocatore, sia una UI che tutto si può definire tranne che comoda e immediata, almeno in certe situazioni.

Certo, alla fine hanno avuto ragione gli sviluppatori, che – qualsiasi cosa facciano – vengono sempre premiati (giustamente, sia chiaro) da vendite irraggiungibili da chiunque. Mi resta comunque il tarlo di pensare a come certi difettucci sarebbero stati sottolineati con più vigore dalla community, se Red Dead Redemption 2 fosse stato il parto di una software house diversa da Rockstar. Non lo sapremo mai, e forse va bene anche così.