La prima cosa che ho fatto è stata andare su Google a vedere la definizione di pornostar.

Io lo so e lo sappiamo tutti cosa significa quella parola, però vorrei che tutti facessimo questo esercizio più spesso: controllare le definizioni e fare caso a come non vengano rispettate alla lettera, diventando sinonimi dolorosi e non necessari, in certi casi.
Pornostar significa colui o colei che si esibisce in spettacoli pornografici. La pornografia (qui Treccani): “può essere considerata un’esibizione di organi o di atti sessuali finalizzata a provocare eccitazione”.

E qui vi propongo un esercizio:
Considerereste una scollatura pornografica?
Una ragazza che, cito, “balla su Just Dance con abiti striminziti che non lasciano nessuno spazio all’immaginazione” pornografia?

Se avete risposto sì, vi prego smettetela di leggere. Altrimenti, continuate.
In realtà la prima cosa che ho fatto non è stata andare su Google a cercare la definizione di pornostar, è stata bestemmiare internamente per via dell’ennesimo articolo che poteva rimanere una battuta da bar.
Invece questo pezzo esiste, è sul web e ottiene pacche sulle spalle e condivisioni. Ma è pensato male, non ha una linearità ed è offensivo, veramente, per tutti.

Sasha Grey è meno pornostar di altre streamer su Twitch.
Questo è il titolo. Cosa significa? Che su Twitch le streamer fanno le pornostar, o che Sasha Grey (nonostante non lo sia più da un po’) lo è ancora, ma poco, rispetto a loro. Lo è nell’animo, lo è perché è nel tuo curriculum e insomma se l’hai fatto un po’ pornostar ci rimani, no. Ovvio.
Andiamo avanti.

L’inizio del pezzo parla di Sasha Grey, icona trasgressiva, figlioli non ditemi che non la conoscete che tanto siete tutti “sporcaccioni”. Bedda matri.

Ma non voglio fare ironia spicciola, vorrei sinceramente chiedere per quale santissimo motivo per tutta la prima parte dell’articolo si parla di Sasha Grey con il tono incredulo, come se una che, siccome faceva la pornodiva, era improbabile avesse interessi al di fuori del suo mestiere o delle skill diversificate, visto che ci si stupisce per il fatto che è dj e fotografa e sul suo Instagram posta foto sobrie col cane. 

https://www.instagram.com/sashagrey/

E non solo! Gioca perché le piace onestamente. Come se fosse un vanto, che una streamer trovi piacevole fare un lavoro come un altro (ossia fare gameplay su una piattaforma che la paga per fare esattamente questo). Una medaglietta assieme a tutte le altre. Potrebbe “far esplodere la piattaforma con un’allusione, ma non lo fa”, bravissima donna questa Sasha Grey che non mette nemmeno una scollatura e si comporta da essere umano meritevole di stima maggiore proprio perché non sfrutta la sua immagine o la sua precedente carriera per dare un boost al suo nuovo personaggio.

E poi eccola, di nuovo, la frase cardine di tutto il pezzo: “Invece Sasha Grey, che è stata una pornostar tra le più celebri di sempre, fa molto meno la pornostar di molte altre streamer su Twitch”.

Secondo l’autore dell’articolo, molte altre streamer fanno le pornostar sui loro canali. Rafforza il concetto postando due foto: una di Sasha Grey completamente vestita e una streamer in intimo, con in primo piano il suo sedere.

Vedete? Una grande pornostar vestita, che non sfrutta il suo corpo per fare soldi e invece quell’altra sì. Quindi una era pornostar e adesso lo è meno perché si è ritirata ma sempre pornostar rimane e invece quella è più pornostar di un’ex pornostar. Chiaro? 

In questo delirante mondo fatto di paragoni senza senso che varrebbero solo al bar dopo un paio di giri di alcol tra amici maschi — se proprio ha senso ancora tollerare certe allusioni, però facciamo che sì — , si continua dicendo che l’atteggiamento fa riflettere, considerando che “pornoattori e pornoattrici si comportano in maniera più sobria”. 

Come se fare la pornoattrice significhi aspettarsi che questa persona proponga su tutti i suoi canali contenuti VM18, e abbia costantemente voglia di postare foto della propria vagina ovunque o parlare su YouTube di quanti cazzi ha preso oggi.

Streamer "sexy" random

Forse lo pensiamo perché noi non riusciamo mai a diversificare la nostra audience sui vari canali che frequentiamo, studiando contenuti ad hoc. O forse perché abbiamo perso il gusto di utilizzare i social così come andrebbero utilizzati, tipo un racconto della nostra vita per chi vuole rimanere aggiornato su ciò che stiamo facendo, perciò se qualcuno invece sa cambiare registro su ogni piattaforma, adeguandosi al mezzo o semplicemente esprimendo qualcosa di diverso che non sia relativo al proprio lavoro, è da restarci basiti. Soprattutto, ripetiamo, se si tratta di una pornostar. Come se fosse uno stigma. 

L’articolo adesso cambia soggetto e parla del vero problema: le streamer scollate, le allusioni, gli ammiccamenti, il vestiario non consono (secondo l’autore del pezzo), ma, chiariamoci, “non è una condanna”, scrive.

E se non è una condanna, ‘sto articolo, di cosa parla?
E se non lo è, perché si utilizza una parola che indica un esatto mestiere per etichettare in maniera offensiva streamer che utilizzano il loro corpo per guadagnarci su?

E se non lo è, perché allora non mi hai parlato ancora meglio della storia di Sasha Grey, di come sia riuscita a cambiare totalmente personaggio (cosa non facile, considerando il suo mestiere e la reputazione generale)? Perché non l’hai paragonata a Gianni Morandi, che anche lui, seppur per motivi diversi, è riuscito tramite un abile utilizzo della rete a pulire la sua reputazione professionale da una terribile leggenda che lo etichettava come coprofago e nel giro di qualche anno è diventato l’uomo gentile del quale tutti volevamo attirare l’attenzione per un saluto?

Quindi basta sparare stronzate: questo articolo è una condanna alle streamer che, seminude o ammiccanti o quelchel’è, macinano cash e follower mentre la controparte maschile deve sudarseli, quei 4 centesimi. E le pornostar, con il loro nuovo atteggiamento sobrio, pure. Twitch, invece, fa nulla, permette queste cose, non rispettando “la parità di trattamento”, lui dice.

E fa degli esempi totalmente a caso: “Ci sono creatori di contenuti che subiscono il banhammer per una clip di qualche secondo protetta da copyright”. Che però nelle guideline di Twitch è espressamente detto che “qualunque contenuto non autorizzato condiviso su Twitch potrebbe essere soggetto alla richiesta da parte dei titolari dei relativi diritti di rimuovere da Twitch tale contenuto in violazione. Ciò, inoltre, costituisce una violazione delle nostre Condizioni per l’utilizzo del servizio e Linee guida per la community. Violazioni multiple delle nostre politiche e informative possono comportare una sospensione permanente dell’account”.

Contrariamente a quanto si dice nelle FAQ, alla domanda “Che tipo di abbigliamento è accettabile indossare per i miei streaming?”, ove Twitch risponde “Data la varietà dei contenuti e delle attività dei nostri autori, un codice d’abbigliamento definito sarebbe eccessivamente restrittivo. Lo streaming è un’attività pubblica che raggiunge un pubblico molto vasto e variegato per età e cultura. Per questo motivo, vietiamo nudità e condotta sessuale”.

Ma una scollatura o un vestito succinto non sono nudità, contrariamente al secondo esempio che porta l’autore dell’articolo, quello “perché si tolgono la maglietta un attimo (maschi, si intende)”.

Il pezzo continua con “quelle che non arrivano al punto di venire bannate sfruttano comunque la loro fisicità: magliette scollate, inquadrature dall’alto che fanno bene alla vista, ed un comportamento in generale esageratamente ammiccante verso gli spettatori”.

Non so, se vuoi fornirci una guideline da affiancare a quella di Twitch, su quale sarebbe un comportamento non esageratamente ammiccante, faccelo sapere. Al massimo chiediamo a Twitch di redigere delle norme che le donne devono rispettare sulla piattaforma per garantire la parità di comportamento e introiti, sia mai che abbiano qualche vantaggio da una dinamica del patriarcato che valuta l’aspetto di una donna e il suo vestiario. Oggetto sì, soggetto manco a morì.

sha Grey su Twitch
https://www.twitch.tv/sashagrey

Ricordiamoci che questo non vuole essere un pezzo di condanna morale sulle streamer. Pensa se lo fosse stato.

Adesso ritorniamo a Sasha Grey e al suo modo di condurre degli streaming perfetti, altamenti educati e consoni; l’autore ha assistito ad alcune live e dichiara qualcosa che tra le righe sembra dire “mi aspettavo che la gente le desse della mignotta ogni 3 messaggi e invece niente, oh, nemmeno un piccolo riferimento a quella volta che s’è presa tre cazzi!”. 
E la chiusa, che ribadisce di non avere nessun tipo di giudizio, che ognuno col proprio corpo può far ciò che vuole, PERÒ, si tratta di regole e di parità di trattamenti.

E invece te lo dico io di cosa si tratta.

Si tratta che questo articolo senza né capo né coda è solo un espediente narrativo per raccontarci un’ennesima stronzata patriarcale, quella in cui se le donne sfruttano una dinamica tossica come quella del venir valutate per il proprio outfit e/o aspetto per un proprio tornaconto sono paragonate alle pornostar, se ammiccano alla telecamera di una TV e si chiamano Veline tuttappò perché Antonio Ricci c’ha da campà, ma se lo fa una streamer si alzano i cartelli delle pari opportunità, ed è ridicolo si faccia questo discorso in un mondo fallocentrico, fuori e dentro lo schermo, dietro ogni piattaforma e ogni riga e parola.

O forse si tratta dell’ennesimo articolo fatto con ingenuità partito da una battuta dal bar che vogliamo far passare come analisi approfondita e illuminata di una realtà molto complessa che mischia regole di una piattaforma (a quanto pare poco approfondite dall’autore), algoritmi e meccaniche patriarcali che poco si possono capire se si ha il pisello.