Che io non ami gli youtuber, e gli influencer in generale, è cosa abbastanza nota. Nulla di personale – sia chiaro – ma è evidente la confusione tra intrattenimento e informazione che coinvolge quasi tutti gli attori sul palcoscenico, a cominciare dai follower che pendono dalle labbra dei loro idoli, ma anche osservando chi investe bei denari sulle loro prestazioni in cambio di un ritorno dell’investimento spesso risibile e (cosa più grave) non misurabile in alcuna forma.

Premesso ciò, da appassionato di videogiochi non mi faccio mancare un Sabaku no Maiku di tanto in tanto (specie se parla di From Software) e non disdegno di seguire PlayerInside, un po’ perché Raiden e Midna sono belle persone, un po’ perché – tutto sommato – mi ritrovo abbastanza nei loro pensieri. Persino i figuri appena citati, tuttavia, deviano talvolta dalla strada del puro intrattenimento e si sostituiscono al giornalismo tradizionale: un approccio che posso vagamente accettare al momento dell’approfondimento (vedi Michele quando parla di Dark Souls), un po’ meno quando i confini tra le parti si fanno più sottili.

Chi tenta la via dell’intrattenimento “nudo e crudo” lo fa per lo più in un modo talmente becero e sopra le righe da risultare disturbante. La cosa incredibile è che più il target di età è basso, più sono reiterati certi comportamenti non proprio eleganti (per rinfrescarvi un po’ la memoria vi rimando a un pezzo che avevo scritto per TGM qualche tempo fa e che potete rileggere cliccando qui). C’è gente che prende vagonate di denaro come conseguenza di una fama costruita principalmente su slanci talmente sguaiati e beceri che – al confronto – quelli di alcuni politicanti dell’ultimo periodo sono materiale per educande.

Fortunatamente, a ben cercare si trova anche qualcosa di “sano” e che abbassa notevolmente il tasso di crimine che mi porto dentro sull’argomento. Di recente, per dire, ho passato delle belle ore assieme a mio figlio guardando le produzioni minecraftiane di Two Players One Console, una coppia (anche nella vita) sarda che – vivaddio! – ha un modo intelligente e pulito di proporre contenuti di puro intrattenimento su YouTube. Persino uno come me (estremamente fuori target e senza alcun interesse per Minecraft) si è divertito parecchio nel guardare alcuni video; produzioni che, peraltro, hanno avuto il merito di aumentare ulteriormente la complicità col mio ragazzetto, alle prese col difficile passaggio dall’infanzia alla pubertà. Stef & Pherenike sono un parto di YouTube figlio di un rapporto sano, basato sull’educazione e il rispetto dell’età di chi ne fruisce: è la prova tangibile che YouTube, se visto come mezzo e non come fine, può veicolare intrattenimento puro e senza tossine.

C’è gente che prende vagonate di denaro come conseguenza di una fama costruita principalmente su slanci talmente sguaiati e beceri che – al confronto – quelli di alcuni politicanti dell’ultimo periodo sono materiale per educande.

Sarebbe anche ora che chi investe soldi a palate sugli influencer cominci a premiare la qualità garbata (anche al di fuori dei videogiochi, vedi l’ottimo canale di Adrian Fartade, che ha riacceso in me l’interesse per l’astronomia), e si decida a relegare in un angolino buio la pochezza di certi figuri: ne trarremmo tutti un gran giovamento, in particolare chi – tra le fila dei più piccoli – si affida a YouTube per riempire di divertimento parte delle proprie giornate.