Sto leggendo la qualunque a proposito della sparatoria avvenuta in Florida, dove un pazzo furioso ha tirato fuori una pistola e ha cominciato a sparare ai suoi colleghi videogiocatori, durante un torneo di Madden. La triste regia della diretta ha quasi dell’incredibile, quando mostra un puntatore rosso che mira al cuore del ragazzo che sarà poi identificato come la prima vittima, per poi staccare un attimo prima dello sparo; pochi secondi dopo, la scritta a schermo recita laconicamente “Controller Disconnected – Please reconnect controller 1 to continue”. Eh no – mannagetta! – non si può. Nella vita reale, una volta che si perde la connessione non la si recupera più. Un’esistenza è andata per sempre e nel peggiore dei modi, e proprio non ci si riesce a farsene una ragione.

Il fatto che la sparatoria sia avvenuta durante un torneo di videogiochi sta scatenando le solite polemiche sulla presunta pericolosità di chi, coi videogiochi, ci si diverte e basta. Tuttavia, non è la mala-informazione il focus del problema, e – almeno in questo giorno luttuoso – non scaglierò le mie ire sull’ignoranza diffusa che propina i videogiochi come origine di tutti i mali del mondo moderno. Il problema è che, al di là dell’oceano, c’è un paese dove mia figlia – se fosse di nazionalità americana – tra un paio d’anni potrebbe acquistare un’arma senza troppi sbattimenti, per poi andarsene in giro ad accoppare la gente come se non ci fosse un domani.

Restare in silenzio è atto di complicità, in particolare adesso che il nostro settore è stato per la prima volta coinvolto direttamente nella discussione.

Il fatto che, a ‘sto giro, il problema ci coinvolga direttamente (come videogiocatori) dovrebbe spingerci con forza a dire che la causa di tutti questi episodi delittuosi è solo la mera somma della follia umana con la semplicità con cui, negli USA, ci si può procurare un’arma da fuoco. Questo è il crimine che NON ci piace e che inquina in modo inequivocabile la normale convivenza tra persone. Quando abbiamo messo insieme questo gruppo – che fa del crimine il suo punto focale – lo scopo era di esaltarne la parte sana. A noi piacciono i Bassotti, non gli Al Capone. A noi piacciono quelle situazioni dove il controller si può riconnettere, e anzi dove la connessione non si perde mai.

È evidente come la situazione, negli Stati Uniti, sia estremamente difficile da maneggiare. Troppo alto l’interesse della lobby delle armi e troppo radicato nel tessuto sociale americano il concetto di “diritto” nel possedere un’arma: andrebbe riscritta la Dichiarazione di Indipendenza e – soprattutto – andrebbe riacculturato un intero popolo. Tuttavia, restare in silenzio è atto di complicità, in particolare adesso che il nostro settore è stato per la prima volta coinvolto direttamente nella discussione. Non so quanti altri controller dovranno disconnettersi definitivamente, prima che ci sia una voce unica che si levi contraria, ma è nostro dovere dire con forza (e senza tentennamenti) che le uniche armi che ci piace usare sono quelle fittizie di un videogioco, dove è previsto il respawn e la partita si può ricaricare. Sempre. Tutto il resto è crimine tossico, e non ci apparterrà mai.