L’amore a prima vista esiste, e l’ho provato talmente tanto spesso da non risultare più credibile e affidabile. Eppure, quando sul mio monitor spunta un tattico a turni rischio completamente di impazzire, nel senso buono del termine. Non ricordo nemmeno la prima volta che ho visto qualche immagine di un porco e di un’anatra impegnati in uno scontro a fuoco con qualche reietto vestito in tuta antiradiazioni, ma Mutant Year Zero: Road to Eden, opera della casa svedese The Bearded Ladies, ha dimostrato di aver così tanto carisma da vendere che, in pochi attimi, è riuscito a fare breccia nel mio cuore.

Come già si evinceva dalla nostra prova alla gamescom (che potete ammirare cliccando qui), il discorso, gira che ti rigira, è sempre lo stesso: il pianeta è ormai spacciato, massacrato dalle guerre atomiche e dal surriscaldamento globale. L’ultimo baluardo dell’umanità è una piccola roccaforte chiamata l’Arca, che cerca di sopravvivere grazie all’aiuto di un piccolo manipolo di coraggiosi eroi pronti ad avventurarsi quotidianamente nella Zona in cerca di risorse e materie prime da sfruttare. Il fatto che questi eroi siano bestie mutate geneticamente, dalle fattezze antropomorfe e con una calda e profonda voce narrante, non è altro che una stupenda ciliegina sulla torta.

mutant year zero anteprima
Mutant Year Zero
ha una fortissima componente esplorativa. Ci avventuriamo spesso e volentieri in piccole zone collegate tra loro, ricche di risorse utili per compiere acquisti e migliorare il proprio equipaggiamento. Non possono certo mancare le minacce, composte prevalentemente da “briganti” (almeno nell’anteprima da me provata) che conviene sempre affrontare con una sana dose di sale in zucca: ripulire di ogni avere a qualche individuo ostile lontano dal resto del gruppo è sempre consigliato, a patto di non fare troppo casino e di non dargli il tempo di lanciare un allarme, approfittandone magari per studiare al meglio il nemico e lanciare l’offensiva da una posizione per noi favorevole. Se avete anche solo intravisto XCOM di Firaxis, vi sentirete immediatamente a casa vostra: i protagonisti (per ora sappiamo che la squadra è composta da tre elementi) nel proprio turno possono sfruttare due azioni, come muoversi, mettersi in copertura, ricaricare l’arma, lanciare una granata, aprire il fuoco e sfruttare qualche abilità speciale. Ricordate: sparare conclude il turno, quindi non abbiate fretta di sputare piombo e cercate di sfruttare al meglio le coperture che l’ambiente offre.

Nelle due orette di prova da me effettuate, in rigorosa modalità difficile e Mutante di Ferro (Ironman, ovvero senza possibilità di ricaricare un vecchio salvataggio e con il rischio di dover buttare nel cesso ore di gioco in caso di disfatta), ho sempre trovato sfide interessanti da affrontare, e sono sopravvissuto “per il rotto della cuffia” a qualche scontro in cui avevo sottovalutato le forze nemiche o in cui sono stato colto alle spalle. Certo, ho poi fallito miseramente lo scontro finale della demo, e proprio lì ho capito che – a differenza del titolo Firaxis – Mutant Year Zero è un videogioco molto più legato alla trama principale e affrontarlo senza salvataggi non ha senso, a meno di voler sbloccare qualche achievement inerente, sempre qualora esista nella versione finale.

Se avete anche solo intravisto XCOM di Firaxis, vi sentirete immediatamente a casa vostra

Il carisma di Mutant Year Zero (o meglio, dei protagonisti) è fuori discussione, ma i nemici son fin troppo anonimi, e gli ambienti di gioco spogli e poveri in dettagli non aiutano di certo a godersi appieno le “meraviglie” della Zona; non va tuttavia dimenticato che stiamo parlando di un’anteprima, e magari la casa svedese ha ancora qualche asso nella manica in serbo per noi. Avrei, ad esempio, gioito nel poter alzare la visuale della telecamera, e nello stesso modo ho rischiato la scomunica diverse volte perché non riuscivo, per chissà quale bug, a far uscire i miei eroi dal loro nascondiglio.

Mettendo su un grande piatto tutti i pro e contro visti in questa manciata di ore il risultato è, almeno secondo me™, positivo, e non vedo l’ora di affrontare l’avventura (la storia ha catturato la mia attenzione) tra meno di un mese. E poi, lo ripeto, i tattici a turni sono una droga meravigliosa, ancor più se il protagonista è un porco con una delle voci più calde e belle che abbiate mai sentito. E no, se ve lo state chiedendo, il doppiaggio italiano non è previsto, ma in compenso troviamo ottimi sottotitoli nella nostra lingua a farci compagnia. Evviva.